arte maieutica e fotografia

ARTE MAIEUTICA E FOTOGRAFIA: ON LINE

Finalmente, dopo tanto lavoro, il mio nuovo sito* è on line!

Senza voler essere irriverenti, è stato come un parto ossia, letteralmente, un gran lavoro che ha portato a un venire alla luce.
E, d’altra parta, non è poi questo ciò che conta (anche) in fotografia?
Venire alla luce: lasciarsi ‘scrivere’ dalla luce… concedersi allo sguardo di un altro che, offrendoci uno specchio, un riflesso di noi stessi, ci permette di affermarci come esistenti!
Per me è così.

Ogni volta che punto il mio obiettivo in faccia a qualcuno, so che gli sto chiedendo (a volte perentoriamente) di venire allo scoperto, di emergere dall’ombra.
Ogni volta che qualcuno me lo permette, gliene sono grata.
E il mio ringraziamento sta nell’ascolto, nel rispetto con cui lo ritraggo.
Io prediligo il reportage, lo scatto in presa diretta, inaspettato…
E, tuttavia, ogni volta che mi ritrovo ad allestire un set per scatti posati sento forse maggiormente la responsabilità della richiesta che sto per fare alla gente: fidati di me, vieni alla luce**!

Arte maieutica, parto attivo e VBAC

Settimana scorsa questa riflessione ha preso una nuova piega, acquistando ancor più significato.

Ero a Milano, alla proiezione del documentario dal titolo Freedom for Birth (‘Libertà per la Nascita’) che, a partire dalla vicenda dell’ungherese Ágnes Geréb (ostetrica incarcerata a causa del suo sostegno attivo ai parti in casa), si interroga e ci interroga sul diritto di ogni donna di scegliere dove e come partorire.
Per conto dell’associazione Parto Naturale (la cui pagina Facebook è Noi vogliamo un VBAC, cioè un parto vaginale dopo cesareo), ho allestito un angolo fotografico e scattato una serie di ritratti su nero dei convenuti.
Il set era semplice ma efficace: un fondale nero, un bank a illuminare il soggetto dal suo lato destro, un pannello riflettore bianco per schiarire il sinistro, uno sgabello.
La tabella di marcia era serratissima: mezz’ora per il montaggio/cablaggio/rodaggio del set, un’ora per scattare (prima della proiezione), un’ora per selezionare, sviluppare e stampare le immagini (durante la proiezione), consegna! Ciascun convenuto che si fosse sottoposto alla luce, sarebbe tornato a casa con una copia dell’immagine devoluta alla causa.
I volti immortalati sono stati 55.

La fotografia su nero e Caravaggio

Il che significa, facendo il conto, che ho potuto dedicare a ciascuno circa un minuto…
Poco? Dipende.
La mia idea era quella di avere una serie di ritratti perfettamente analoghi (stessa posizione del corpo, stessa inclinazione del viso, sguardo in macchina, sorriso e un cartello in mano ove si intravedesse il logo della campagna: Un sorriso sulla pancia), affinché si affermasse l’identità di ciascuno unicamente tramite la propria personale fisionomia, tramite lo sguardo.
Il riferimento estetico era Caravaggio e le sue figure che, letteralmente, scaturiscono dalle tenebre (Caravaggio è il primo pittore a utilizzare il pigmento nero, considerato innaturale!***).
La sfida, dunque, era quella di ‘tirar fuori’ ciascuno dalla rigidità della messa in posa. Per farlo, è vero, ci vuole un po’ di tempo, ma non troppo, ché altrimenti uno pensa di non essere bravo, di non essere all’altezza e allora – bang! – lo hai perso. E non lo fotografi più…
Paradossalmente, dunque, meglio poco tempo che troppo.
E, ancora: meglio far sì che ciascuno ‘tiri fuori se stesso’, ciascuno si metta in luce, da sé.
Si dia alla luce!

Arte maieutica e fotografia

Ed ecco che, dalla fotografia, giungiamo all’arte maieutica, ossia alla capacità di ‘far nascere’.
Il grande filosofo antico Socrate, figlio di un’ostetrica, soleva utilizzare il metodo maieutico per lasciar fluire (nascere) la verità dai propri discepoli, senza indottrinamento alcuno, solo accompagnandoli, tramite il dialogo (in un botta e risposta che fosse logicamente impeccabile).

Bene, anche le donne che ho incontrato alla proiezione esigevano la stessa cosa: poter giungere autonomamente al parto, vivere il travaglio a modo proprio e – soprattutto – attivamente, da protagoniste! Senza indottrinamenti. E senza inutili interferenze.
Il che non significa necessariamente da sole…
È che basterebbe un semplice sostegno (ad esempio quello offerto gratuitamente da La Leche League). Ossia quella particolare forma di cura che consiste nel lasciare scaturire la forza di ciascuno semplicemente standogli accanto, tramite gesti, senza giudizi.
Così una donna può partorire.
Così una persona nasce.
Così un volto può emergere dal buio e uno sguardo può dischiudersi.
Così un ritratto si impone.

In un click.

………………..

*E oggi – tre anni dopo – esordisce la nuova, splendida veste, che parla espressamente alle donne, e non solo alle spose. E che parla del mio cammino personale di ricerca, attraverso la fotografia in light painting.

**Oggi, con il mio lavoro di ritratto in light painting, tutto ciò prende ancora più… corpo!

***Qui una mia interpretazione più attuale del tema maternità-Caravaggio-buio.

3 commenti
  • [email protected]

    6 Febbraio 2013 at 16:07 Rispondi

    In ogni luminoso sguardo hai saputo cogliere l’ unicità di ognuno/a…
    Grazie di cuore anche per la situazione divertente che hai fatto accadere!
    Miriam

  • […] C’entra, perché si torna a quella riflessione sul venire alla luce di cui già si parlava (qui) e che sta cominciando a prendere senso nella mia testa… Fotografia come accoglienza di ciò che […]

  • […] luce della saggezza. Custode della soglia tra la morte e la vita, Ecate presiede il parto, il venire alla luce, […]

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