RITRATTO DI FAMIGLIE – Genitorialià, identità e cura

TORNA VISIBILE LA MOSTRA – Dopo la prima e la seconda edizione della mostra Ritratto di Famiglie che ho realizzato con l’associazione Agedo – Milano l’esposizione torna visibile per il Consiglio Regionale della Lombardia a Palazzo Pirelli: dal 12 al 22 maggio 2026. Ecco le immagini dell’inaugurazione, con Luca Paladini (I sentinelli) e Cinzia Valentini (Agedo Milano) e il mio discorso che approda alla necessità di uno sguardo transfemminista e intersezionale.

Una mostra coinvolgente […] ricca di spunti di riflessione.
Ti apre un mondo che non avevi considerato […] ti apre la testa!
(dal questionario anonimo partecipativo)

 

RITRATTO DI FAMIGLIE
La mostra fotografica di Alle Bonicalzi per e con Agedo Milano

dal 12 al 22 maggio 2026
Palazzo Pirelli – via Fabio Filzi 22, Milano

Alle Bonicalzi (fotografa e filosofa) con Luca Paladini (consigliere regionale) e Cinzia Valentini (Agedo MI) all’inaugurazione della mostra Ritratto di Famiglie al Pirellone..

DI GENITORIALITÀ, IDENTITÀ E CURA

Poiché ultimamente la stampa e chi si occupa di comunicazione ha veicolato sui media questa mostra con nomi e titoli più disparati (sbagliando il titolo e dimenticando spesso di citarmi come autrice, non solo delle foto, ma del progetto intero e del suo impianto filosofico e simbolico), in occasione dell’inaugurazione al Pirellone ho voluto mettere un po’ di puntini sulle i e precisare coordinate essenziali. Ecco i passaggi essenziali del mio discorso (il video integrale QUI).

Grazie, grazie Luca [Paladini], grazie Cinzia [Valentini], davvero.
È davvero molto emozionante essere qui oggi, sono molto felice di portare la mia voce insieme alla vostra in una sede istituzionale così prestigiosa.

  1. LA GENITORIALITÀ

[…] questa mostra ovviamente parla di genitorialità, ma questa mostra – come anche ogni persona – ha essa stessa, dei genitori o delle genitrici. Ogni opera d’arte ha una paternità, di solito si dice. Questa mostra ha una maternità, o meglio due. Questa mostra ha due madri […]

Una sono io, Alle Bonicalzi, sono fotografa, filosofa e sono un’attivista alleata. L’altra madre è Agedo Milano, l’associazione di cui c’è qui Cinzia, presidente, ma di cui ci sono anche tante persone del direttivo e tante famiglie ritratte che ringrazio una per una e una per ciascun@.

  1. L’IDENTITÀ

Questa mostra ha anche un’identità, come ce l’abbiamo noi. Io penso che ogni persona dovrebbe avere il diritto di scegliersi il proprio nome, che talvolta è quello che ti danno alla nascita, ma talaltra può non essere quello lì (io, per esempio, mi sono scelta il mio, liberamente, anzi, proprio qui a Milano, quando debuttai 30 anni fa su un palcoscenico teatrale).

[…] Anche questa mostra ha un nome vero, lo dico perché sulla stampa l’hanno sbagliato in tutti i modi. [Ad esempio] questa mostra non si chiama Ritratto di Famiglia. Non si chiama così, perché – come vedete – le famiglie sono tante, sono diverse, sono uniche, irripetibili e splendenti. Ma questa mostra non si chiama neanche Ritratti di famiglie, perché è vero che siamo circondati di bellissimi ritratti di famiglie, ma… questa mostra si chiama Ritratto di famiglie.

Le famiglie sono tante, ma il ritratto è uno. Perché? Perché è il frutto del desiderio profondo di una realtà collettiva – Agedo Milano – di darsi voce, di dare corpo e luce a un messaggio che, da personale, si fa politico.

E che il personale sia politico, tra l’altro, è un’idea che attinge dritta sparata dalla tradizione femminista che, in realtà attraverso il transfeminismo, è quella realtà per cui cui io arrivo ad essere un’alleata di Agedo [e della causa LGBTQIA+ in generale].

  1. LA MOSTRA COME EPIFANIA: DARSI CORPO E VOCE

E il personale è politico e si fa politico proprio con questa mostra, che in quanto mostra, è essa stessa un coming out. Quindi questa mostra è un metadiscorso perché parte dal coming out di figli, figlie e figl* delle famiglie Agedo Milano ma, in realtà, si fa essa stessa coming out, manifestazione, epifania.

È un messaggio forte, è un messaggio che non è soltanto: guardate come siamo brav3, guardate come siamo bell3 (bellissim3, va detto). No, non è solo questo: Agedo si dà – corpo e voce – perché il suo essere famiglie è una [postura potenzialmente] universale. Non è la storiella di una minoranza, è un arricchimento per la comunità intera e questo per me è fondamentale.

Ed è stato fondamentale scoprirlo attraverso le loro parole.
Perché se voi vedete, questa mostra non è fatta solo di immagini, ma anche di un sacco di parole. Un sacco di parole che sono frutto del laboratorio filosofico che l’ha generata questa mostra, in cui le famiglie Agedo hanno raccontato, scritto, scritto, scritto, scritto, scritto di sé, per poi avere la libertà totale di cancellare tutto ciò che volevano tenere per sé, privato e non pubblico. E lì cosa è successo? Chi è già stato a qualche altra inaugurazione lo sa, con Agedo Milano è successa una roba che non mi è successa mai, e cioè che [non hanno] cancellato nulla praticamente nulla.
Voi di Agedo avete consegnato al mondo tutta la vostra esperienza […] nessuna provocazione ma anche nulla più da nascondere. Le famiglie Agedo sono andate talmente al fondo dell’essere famiglia, talmente capaci di riconoscere l’identità dei propri figli, figle e figl*, ma anche di sé stess3 come genitori e genitrici, che poi quell’esperienza lì diventa patrimonio collettivo.

Ciò che io ho imparato dall’incontro con Agedo è che io voglio essere una famiglia così, capito? E secondo me è per questo che è interessante che la mostra sia esposta al pubblico [tutto e di ogni tipo].

Ho visto la mostra con mia mamma… La cosa più bella?
Fotografarci, insieme, riflessi nello specchio.
Anche se tardi, finalmente ho cominciato a parlare…
La cosa più difficile? Accompagnare i miei genitori
nell’accogliere il mio essere trans, detto in età già adulta.
(dal questionario anonimo partecipativo)

  1. LA MOSTRA COME DISPOSITIVO PARTECIPATIVO

Questa mostra non è solo una mostra, perché se fosse solo una mostra appunto si mostrerebbe, e invece questa mostra è anche un dispositivo partecipativo e lo si capisce da una serie di postazioni un po’ particolari, tipo che si viene accolti da uno specchio. Perché?
Perché ciascun@ di noi che visita questa mostra ne è parte. Ci si vede rifless@ dentro.

Cioè in questa mostra qua non c’è soltanto la loro storia, delle famiglie Agedo, ma c’è la storia potenzialmente di chiunque abbia il coraggio di venire qua, percorrerla e guardarsi nello specchio e riconoscersi nel proprio essere sicuramente figlio o figlia, perché quello lo siamo tutti e tutte, probabilmente parte di una famiglia – e chissà di quale delle tante famiglie possibili, evviva! – e poi qualcun@ di noi anche genitore e genitrice…

E non è l’unica postazione interattiva in un tavolino laggiù c’è anche la possibilità – come in ogni relazione sana – di prendere e di dare: cioè, se volete, potete lasciare un messaggio all’associazione e a me [scrivendo sul Quaderno Arcobaleno] e potete prendere un bigliettino dal Pozzo dei Desideri e portarvi a casa un pensiero felice, sempre frutto del lavoro delle famiglie Agedo.

Ultimissimo, c’è un QR code [con cui] accedere a un questionario online anonimo in cui quindi liberamente si può rispondere a una serie di domande simili a queste che hanno prodotto la mostra.

E poi c’è la cura, che è l’approdo, lo so che sono stata un po’ lunga, ma…

  1. ARTE CHE CURA

Questo lavoro è per me frutto di un rapporto di grandissima cura.

Con le famiglie Agedo e per loro. Ed è un lavoro che dà voce alla cura che le famiglie esercitano al loro interno e che è esposta qui [grazie alla cura] di una certa parte dell’amministrazione rispetto alla città.

Cura è una parola cardine del mio lavoro degli ultimi anni e che qua converge; e cura è una parola preziosissima e [non scontata].

Vi invito a leggere una poesia di una poeta che si chiama Toni Morrison, statunitense afrodiscendente premio Nobel nel 93, che dice che la cura interviene quando? Quando il mondo è nel caos, e lasciatemelo dire oggi che il mondo è nel caos, quando il mondo è nel caos è lì, è in quel momento lì che artisti e artiste – ma potenzialmente chiunque di noi in quanto persona creativa – deve prendere parola. Artisti e artiste prendono parola perché è solo così che le civiltà guariscono. Le civiltà guariscono prendendosi cura [di sé] attraverso l’arte.

E allora in questa sede istituzionale il mio augurio per chi si prende cura della cosa pubblica è che si prenda davvero cura della cittadinanza intera, nella sua molteplicità, nella sua diversità, nella sua specificità. Tutti, tutte e tutt*, nessun esclus@.
E ci si prenda cura non alla vecchia maniera un po’ patriarcale, di quel paternalismo che fa un po’ schifo, bensì prendersi cura in una modalità transfeminista e intersezionale.

Ché se i diritti, se non sono di tutt*, sono privilegi.

GRAZIE.

Per RAI3, Alle Bonicalzi interviene su Ritratto di Famiglie.

Quanta tenerezza! […]
Quanta bellezza in questi volti e gioia nelle loro parole.
Qui, davvero, c’è posto per tutt*.
(dal questionario anonimo partecipativo)


In apertura, l’inaugurazione della ripresa di #RitrattodiFamiglie (maggio 2026), nuovamente visibile a Milano (al Pirellone) grazie all’impegno del consigliere regionale Luca Paladini, al centro, qui con parte delle famiglie e del direttivo Agedo Milano; la mostra, esposta a cavallo della Giornata contro l’omolesbobitransfobia, nasce proprio allo scopo di dare visibilità all’esperienza dell’associazione di genitori e genitrici, parenti, amici e amiche di persone LGBTQIA+. Tra le amiche, io!

Ho scoperto una diversa idea di ritratto.
Davvero emozionante!
(dal questionario anonimo partecipativo)

 

 

RITRATTO DI FAMIGLIE
La mostra fotografica di Alle Bonicalzi per e con Agedo Milano

dal 12 al 22 maggio 2026
Palazzo Pirelli – via Fabio Filzi 22, Milano
INAUGURAZIONE
Martedì 12 maggio alle 13,00

Ingresso libero
LUNEDì – GIOVEDì 9.00 – 18.00 | VENERDì 9.00 – 13.00

Per prenotare la mostra nella tua città, 
scrivi a
milano@agedonazionale.org

Qui la presentazione ufficiale della mostra Agedo-Milano.

Infinita gratitudine nei tuoi confronti, Alle.
Sei una grande professionista che crede in quello che fa!
Le tue foto sono stupende.

MILANO DAL PIRELLONE

Se andate a visitare la Mostra Ritratto di Famiglie a Palazzo Pirelli (fino al 22 maggio in via Filzi 22 a Milano), salite al piano 26 (sì, quello dove si schiantò il velivolo nel 2002!): da lì c’è una vista spettacolare su Milano… Anzi due viste!

Entrambe le esperienze (la mostra e le viste) ci parlano della stessa cosa: avere il coraggio, vertiginoso certo, di guardare il mondo da un punto di vista diverso, con il quale entrare in relazione. E il bello è che, così facendo, cambiamo noi e possiamo (vogliamo!) anche cambiare il mondo.

Come attivista alleata, la mia ottica (qui il 35mm a parte) è quella #transfemminista e #intersezionale e il mondo che vorrei è libero e giusto.
17 maggio – #giornatainternazionalecontrolomolesbobitransfobia

SCOPRI TUTTA LA STORIA DEL PROGETTO

IL SET FOTOGRAFICO E IL LABORATORIO
Ritratto di Famiglia – step 1

INVITO ALLA MOSTRA IN SORMANI (A MILANO)
Ritratto di Famiglia – step 2

L’INAUGURAZIONE DEL 22/11/2025
Ritratto di Famiglia – step 3

LE VISITE RACCONTATE
Ritratto di Famiglia – step 4

OSPITI D’ECCEZIONE: PRISCILLA E VERA GHENO
Ritratto di Famiglia – step 5

INTORNO AL MARGINE: PER UNA FOTOGRAFIA ETICA
Ritratto di Famiglia – step 6

STAI CON CHI TI VEDE: UN OMAGGIO AL TDoV
Ritratto di Famiglia – step 7

INVITO IN REGIONE – Palazzo Pirelli a Milano
Ritratto di Famiglia – step 8

GENITORIALITÀ, IDENTITÀ E CURA – Il discorso inaugurale al Pirellone
Ritratto di Famiglia – step 9

DICONO DI NOI

RASSEGNA STAMPA AGEDO-MI
INTERVISTA A REWRITERS
INTERVISTA A CIAOCOMORADIO

SERVIZIO SU RAI3 (16/5/2026) dal min.15′ al 18′ ca.
RAINEWS
RADIOLOMBARDIA
LOMBARDIA QUOTIDIANO
Claudia Cangemi su LUCE
Srefano Paolo Giussani su HUFFPOST

AGEDO

Agedo è l’associazione di genitori, parenti, amiche e amici di persone LGBT+.
E io sono loro amica, anzi, alleata (o, come dice Rachele Borghi in Decolonialità e privilegio, complice!).

Agedo-Milano fa parte di Agedo Nazionale, che ha 37 sedi in tutt’Italia. Dal loro sito:

Aiutiamo i genitori nel coming out dei figli e delle figlie, e promuoviamo il pieno riconoscimento dei diritti civili e i necessari cambiamenti sociali nel nostro Paese.
Favoriamo l’inclusione di quei ragazzi e quelle ragazze che ancora oggi temono di dichiarare apertamente il loro orientamento sessuale o la loro identità di genere, oppure trovano ostacoli nell’emergere allo scoperto nella famiglia, nella scuola, nella società.

Ci impegniamo per superare gli stereotipi che ogni giorno rendono difficile la vita della comunità LGBT+ e per eliminare ogni forma di discriminazione e di omofobia.

Agedo Milano all’inaugurazione della seconda edizione in via Oglio a Milano (aprile 2026).

…………………………………………….

* NOTA AL LINGUAGGIO. In questo documento e in tutti i materiali per la mostra si utilizzano alcuni caratteri particolari nell’uso di nomi e aggettivi che solitamente si declinano o al femminile o al maschile. In particolare si usa il cosiddetto scevà lungo /3/ per il plurale; la chiocciola /@/ o lo scevà corto /ə/ al singolare e, talvolta, l’asterisco /*/, utile per accorpare casi misti. Nel parlato, invece, è possibile e usato sospendere la vocale finale al singolare e utilizzare la /u/ al plurale.
Non sono sviste, bensì esperimenti linguistici non esclusivi e non binari, che aprono all’accoglienza della differenza. Pur nella consapevolezza della fatica che questo possa comportare nella lettura, si confida ne valga la pena e si augura a tuttɜ un approccio flessibile e curioso, alla mostra Ritratto di famiglie e alla vita!

ATTENZIONE L'USO FUN@M%#L!©4 DEL LINGUAGGIO AMPIO È CONTAGIOSO!

No Comments

Post a Comment