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Una foto sfocata è sbagliata?

Marzo 2020 – Presso il Pacta Salone di Milano, all’interno dello spazio Mostre al cubo avrei esposto Il velo di maya, un’installazione fotografica e un video con i ritratti sfocati di 108 persone bendate. L’emergenza sanitaria in corso ha sospeso questo e tutto il resto. Ma la cultura, l’arte r-esiste comunque. E prende forme differenti. Data la sua natura filosofica (oltre che fotografica), Il velo di maya si fa indagine: si fa e ci fa domande.


Il compito non è vedere quanto nessuno ha visto ancora,
ma pensare quello che ancora nessuno ha pensato su ciò che tutti vedono.
Arthur Schopenhauer

Una foto sfocata è una foto sbagliata?

Come dico sempre alle e agli studenti di Attraverso i tuoi occhi (il mio per-corso fotografico in 10 lezioni per tutti) la fotografia perfetta non esiste. E una buona foto non è necessariamente ‘bella’ (né una bella foto è di per sé ‘buona’)!

Le fotografie, infatti sono dispositivi significanti: sono buone se ‘funzionano’.
Se servono allo scopo. Sia esso utilitaristico o estetico, intendiamoci.

Per questo lo sfocato, come il mosso o il sotto/sovraesposto non sono di per sé errori, bensì strumenti. Se li conosci puoi usarli a tuo vantaggio.

La tua… autorizzazione a vedere il mondo così,
un po’ fuori fuoco, mi fa stare bene ;)- Ylenia

Rivedermi mi intriga: sono io ma posso essere altro…
Non so se mi spiego. Veronica

Bendarsi non è non vedere, bensì smettere di guardare che è spesso distrarsi…
La benda spegne la luce ma, miracolosamente, accende la mente. Andrea


Il velo di maya come occasione conoscitiva

Il concetto filosofico che sta alla base de Il velo di maya (quello schopenhaueriano ben prima del mio) è che la realtà non sia affatto così evidente come sembra e, anzi, certa qual presunzione nel binomio vedere-capire, di fatto ci porta fuori strada, lontano dalla verità.

La pratica da me proposta, allora, diventa esercizio di attenzione: allenamento dello sguardo (tramite il suo temporaneo ottundimento). Lo è stato per chi ha partecipato facendosi ritrarre e per me che ho scattato; lo è anche ora per chi guarda il risultato prodotto: in mostra, nel video o sul web.

Mi sembra che questa indefinitezza permetta di cogliere l’essenziale,
oltre la forma ma comunque nella materia. Roberta

Ecco sì, questo mi ha affascinata: cosa si pensa e cosa si vede al di là della foto,
che immagine si ha di se stessi mentre si viene fotografati con gli occhi chiusi. Nilde

La fotografia come domanda

Per questo – dati i tempi di isolamento forzato – ho accolto volentieri la proposta di Pacta Salone di produrre contenuti nuovi per il web proprio a partire da Il Velo di maya e proprio a partire dalle domande che solleva.

Un breve viaggio filosofico all’interno dei un immaginario condiviso.

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre,
ma nell’avere occhi nuovi. Marcel Proust

 

#VediamoDiCapire


 

Il velo di maya è anche un workshop, attivabile anche a domicilio, con un minimo di 5 persone, di qualunque età.
Per informazioni, scrivimi.

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