IL VELO DI MAYA

Al di là di un ritratto sfocato

Il compito non è vedere quanto nessuno ha visto ancora,
ma pensare quello che ancora nessuno ha pensato su ciò che tutti vedono.
Arthur Schopenhauer

Il concetto alla base de Il velo di maya è che oscurando temporaneamente la vista (e smorzando la messa a fuoco) è possibile vedere (e riconoscersi) meglio.
Il velo di maya è collezione di 100 ritratti fotografici sfocati di persone bendate: un’occasione multipla per affrontare il tema dell’identità, dello sguardo e, quindi, del riconoscimento di sé.

Per chi ha posato, persone di ogni sesso, età e colore della pelle, è stata l’occasione per un’esperienza estetica e filosofica speciale: rinunciare allo sguardo, per ri-trovarsi.
Perché? Per mettersi alla prova, in discussione.
Noi siamo soliti considerare la vista come lo strumento più prezioso e, spesso, è il senso più utilizzato per percorrere e affrontare il mondo. Lo sguardo costruisce o nega relazioni e tradisce sentimenti e pensieri. Gli occhi sono… lo specchio dell’anima (si fa per dire!).

Che succede, allora, se il nostro sguardo è appannato?
Se i nostri occhi sono bendati?
Se la nostra vista è velata?

Per chi guarderà queste immagini in mostra o in video, la sfida è ad un tempo analoga e differente: si tratta di confrontarsi con il tema sì dell’identità e del vedere, ma in funzione del giudizio: l’invito dell’immagine sfocata, infatti è quello di mettere in discussione preconcetti e stereotipi.

La realtà è ciò che sembra al primo sguardo?
In che cosa ciascuno di noi è diverso, unico, e cosa, invece ci accomuna tutti?
Che cosa ci definisce per ciò che siamo?

Una sfida importante, quella de Il velo di maya, perché è una sfida a lasciarsi interrogare.
E il dubbio, si sa, è la scaturigine della ricerca che porta conoscenza: un ottimo strumento per combattere la discriminazione e, dunque, anche la battaglia per l’eliminazione della violenza.

I numeri de Il velo di maya:
4658 scatti, di cui 1473 preselezionati – 108 partecipanti, dai 4 mesi agli 84 anni di età di cui 69 femmine e 39 maschi, in prevalenza adulti (87), ma anche ragazzi e ragazze (11) e bambini e bambine (10).

Aggirarsi in questa selva di ritratti sfocati è un buon modo per riconoscersi in prospettive altre!