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TEORIA e PRATICA delle FOTO DI FAMIGLIA – parte I

Una riflessione*

La fotografia di famiglia affonda le radici agli esordi della storia stessa della fotografia, quando si andava a farsi fotografare vestendosi per l’occasione e consci che ci sarebbe voluto del tempo, immobili, concentrati: da subito, infatti, si è intuito che avesse valore farsi ritrarre, almeno una volta nella vita, con i propri affetti.

– Valore per i posteri – si dirà.
Certo! Eppure io penso che il valore sia anzitutto per i soggetti ritratti, cui viene così restituita non solo la loro immagine ma la loro stessa relazione.

Sguardi, gesti, posture… tutto di noi dice del rapporto che intratteniamo con ciò che ci circonda.
In una fotografia di famiglia questa correlazione si fa protagonista, si fa veicolo degli affetti.

Lo sguardo di un genitore incide il suo amore negli occhi del figlio.
L’occhiata tra coniugi complici rinvia all’esterno parte dell’energia che scalda il loro rapporto.
L’amore fraterno, la sorellanza… riluce. Coinvolge.
Si propaga, come un’onda e, come un’onda, si fa rilevante.
Cioè significativa.

Lo sguardo tradisce** le emozioni, perché le traduce***.
Dice più di quanto ci aspettiamo. Rivela e svela.

Io, quando fotografo le famiglie, ho un’urgenza: riconsegnare loro la relazione che li costituisce come insieme.

Per farlo, il mio sguardo si fa specchio.
Rifletto loro e – riflettendo su di loro – imparo qualcosa sull’essere uomini e donne, animali sociali.

Troppo retorico?
Troppo e basta?

Forse.

Ma se così non fosse, a che cosa servirebbe un/a fotografo/a?

Ci sono i selfie, gli autoscatti, ci sono i cugini appassionati di fotografia, quelli che ‘hanno la reflex’ (che sembra una malattia, ormai).

Noi fotografi abbiamo un vizio: siamo costruttori di immagini.
Facciamo le foto****!

Quindi.

Se volete fare foto di famiglia con me, preparatevi (anche) a specchiarvi in voi stessi!

20151122-Mather-family-tree-allebonicalzi-photography-through-blue-eyes-48~ • ~

Con l’occasione, ringrazio tutte le famiglie che hanno avuto fiducia in me e mi hanno affidato la propria rappresentazione e la narrazione di sé.

Ringrazio chi mi ha concesso l’utilizzo di alcune fotografie per la promozione del mio lavoro e anche chi ha preferito mantenere private le proprie immagini. Sono grata agli uni e agli altri parimenti, così come rispetto entrambe le scelte.

Per me è sempre un onore e un privilegio fare un pezzo di strada con qualcuno, soprattutto quando un incontro è fonte di… riflessione!

PS. Hai letto anche il seguito: dalla teoria alla pratica?
(TEORIA e PRATICA delle FOTO DI FAMIGLIA – parte II)

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* dal dizionario Treccani, Riflessione: fenomeno che si verifica allorché onde luminose, elettromagnetiche o elastiche incidono su una superficie che rinvia parte della loro energia all’esterno della superficie stessa.

** dal latino consegnare.

*** dal latino trasportare, trasferire, portare altrove, fuori.

**** in inglese suona forte e chiaro: make photographs, don’t take pictures!

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