MITO, NORMA E ALTRE ASSURDITÀ

È uscito il nuovo numero della rivista Oltre il Giardino, frutto dell’immenso lavoro della redazione che si ritrova ogni mercoledì presso il Centro diurno al San Martino a Como, con la convinzione che il benessere mentale passi certamente dalla scrittura e dalla condivisione amicale. Io sono assolutamente d’accordo con loro. Di seguito il mio intervento critico sul tema del MITO, in dialogo con il concetto di normalità e alla luce (anche) della mostra che ho realizzato con e per Agedo Milano, tuttora esposta! Il giornale si trova a Como e dintorni, a offerta libera!

Ritratto di Famiglie, fotocollage e domande filosofiche tratte dalla mostra ora esposta al Pirellone.

DA “IL MITO”

Sfoglio un vocabolario (io adoro i vocabolarî per l’approfondimento che consentono) e m’imbatto in una pagina lunghissima che cita i varî significati di ciò che generalmente definiamo ‘mito’.

Sfoglio un giornale (io detesto gran parte dei giornali per la superficialità che si consentono) e m’imbatto in una pletora di presunti miti e correlati eroi (molto più di rado eroine) spesso maiuscolizzati in titoli tendenziosi o virgolettati in citazioni incredibili, letteralmente.

DIO, PATRIA E FAMIGLIA

Dati i tempi che corrono (non necessariamente in avanti) ecco i miti che più ricorrono e che concorrono, a titolo diverso, a sostenerne uno ancora più imponente e ingombrante: il patriarcato.

Lo so, lo so… c’è chi pensa di averne abbastanza (giustamente!), ma è proprio per questo che non bisogna smettere di parlarne (un po’ come di genocidio: dirsi che sia cessato non significa che sia vero… tutt’al più si richiama il fatto che sia una merda!).

Il patriarcato altro non è che quell’idea, antica e fumosa – come ogni mito che si… rispetti – per cui lo squilibrio di potere tra il capo (spesso uomo, ma non sempre) e chi capo non è giustifichi discriminazione, assoggettamento e abuso. Che sia a capo di una famiglia, di un governo e dell’umanità intera (viva e morta), propugna una mentalità patriarcale quella persona che incarna la mitica ‘legge del padre’ (questo è il significato etimologico del termine), ossia quella per cui unə decide per tuttɜ e, soprattutto, decide di tuttɜ.

Per il loro bene – si dirà – e questo è paternalismo (stessa radice, stesso privilegio, stesso mito dell’uomo forte, migliore).

TU NON SEI NORMALE

Altro mito radicato nel terreno più profondo di tanta società ma anche convinzione personale è quello della normalità, che però ha il vizio di contorcersi e ritorcersi contro sé stesso. Vediamo.

Normale significa anzitutto ‘dritto’, ‘perpendicolare’ (come una linea tracciata da una squadra) e quindi ‘regolare’. Ma normale significa anche ‘abituale, comune, consueto’ (come la gran parte di palline che finisce al centro in un famoso esperimento di statistica sulla probabilità). Pretenziosamente, spesso, si arroga perfino il significato di ‘comprensibile, ragionevole, logico’ e finanche ‘naturale’, ‘umano’ tout court!

Un bel salto, quest’ultimo…

Un salto totalmente infondato, un volo pindarico, mitologico si direbbe.

Come quello di un Icaro in caduta libera verso l’inesorabile schianto al suolo, a dimostrazione che l’umanità, normalmente, non vola.

E infatti la normalità stessa – agognata, sbandierata, esigita, burocratizzata – si schianta contro la solida e stolida graniticità del mito. Vogliamo essere (riconosciutɜ) normali ma, in verità, vorremmo essere (proclamatɜ) differenti, speciali… eroici ed eroiche… miticɜ!

Cosa?!? Il mito dell’essere normali si schianta sulla normalità del mito d’essere eccezionale? Ebbene sì.

L’ordinarietà non può essere stra-ordinaria.

L’immagine e il volto, il laboratorio in mixed media per tutt3. La citazione sovrimpressa con timbro manuale è di Maya Angelou, poeta, attrice e attivista statunitense afrodiscendente.

LA FAMIGLIA DEL MULINO… ROSSO, GIALLO, VERDE E BLU

Mi sa che ci conviene cambiare strategia e punto di vista (è sempre un bell’esercizio, anche in fotografia).

Se riuscissimo a metterci in panni che non sono i nostri (e lo possiamo fare eccome, il nostro cervello è assolutamente attrezzato per farlo e trarne beneficio, grazie ai cosiddetti neuroni specchio) scopriremmo molte più sfumature del mondo in cui viviamo e che presumiamo (con presunzione, sì) di conoscere e comprendere appieno.

Per esempio, guardando più da vicino concetti dati per scontati (quindi svenduti, buttati via a poco prezzo), ci accorgeremmo che nulla è solo bianco o nero: viviamo in un’ampia gamma di frequenze luminose, come l’arcobaleno!

E così possiamo accorgerci che di famiglia non ce né una sola, dritta, normale… presunta naturale, bensì ci sono tantissimi modi di stare insieme con cura, protezione e sostegno (perché, in fondo, qual è per TE la definizione di ‘famiglia’?).

E continuando a guardar più da vicino ci accorgeremmo anche che il confine tra la terra-dei-miei-padri e quella dei tuoi non c’è davvero… non è nel suolo, non nei fiumi, non sulle cime dei monti e nemmeno nelle lingue che parliamo… bensì nei cancelli, nei muri e nelle linee (spesso dritte, normali?) che tracciamo con il sangue sulle mappe geografiche.

Avvicinandoci ancora di più, ecco che anche il dio si fa molteplice (sia nel tempo che nello spazio) e, soprattutto, si fa vago… come un desiderio (o un timore) che però non è perciò stesso reale.

Ancora un passo, ancora più vicino…

Ed ecco che svanisce l’impalcatura stessa del mito.

ESTIA, La Custode – opera fotografica in light painting tratta da Di Donne e di Dee.

DA VICINO, ANCHE IL MITO SCOMPARE

In ogni sua definizione di quella lunga serie riscontrata sul vocabolario, una sola è la costante che torna…

Che il mito sia (1) una narrazione fantastica di gesta eroiche, tramandata con valore religioso o simbolico per spiegare il mondo o per dare coesione agli insediamenti umani; oppure (2) l’idealizzazione di un personaggio o di un evento che attrae potentemente l’immaginazione di genti e persone; o, ancora, che sia (3) rappresentazione ideale o ideologica offerta da chi ha potere per infiammare il popolo; quindi (4) speranza, desiderio, ma anche (5) sogno, utopia e, più genericamente, (6) alterazione più o meno volontaria della realtà per opera della fantasia…

Ciò che sempre e comunque caratterizza il mito è che non è reale.

Il mito non ha consistenza ontologica. Non esiste, sostanzialmente.

Sussiste come funzione, questo sì. Consolatoria e illusoria.

E forse per questo andrebbe sradicato.

IO MITO, NOI CITIAMO

Perché se è vero che da vicino nessunə è normale, è vero anche che, ancor più da vicino, nessunə è così eccezionale da diventare eroe, eroina, mito.

Ma, soprattutto, da vicino… nessunə è lontano.

Tautologico, perciò vero.

Vale quindi forse la pena abbandonare uno sguardo egoriferito e stringerci più forti nel nostro essere, semplicemente, esseri umani. Tuttɜ e ciascunə, a modo proprio. Ma insieme.

Testi e immagini di Alle Bonicalzi
filosofa, fotografa e formatrice

NOTE SPARSE

• Il vocabolario consultato e di cui si riportano, a braccio, le definizioni è quello Treccani.

• Sul concetto di famiglia, normalità e libertà, si veda la mia mostra Ritratto di Famiglie, realizzata con e per Agedo Milano, esposta nel capoluogo lombardo presso la Biblioteca Sormani prima, alla biblioteca Oglio poi e al Palazzo Pirelli ora (maggio 2026). Si compone di collage fotografici e domande filosofiche che, unite a postazioni interattive, fanno della mostra un’esperienza condivisa sull’essere famiglie oggi.

Agedo è l’associazione di genitori, parenti, amiche e amici di persone LGBTQIA+.

L’esperimento statistico citato è la cosiddetta Macchina di Galton; riguarda la distribuzione gaussiana (a campana) di una serie di palline lasciate scivolare su un piano inclinato suddiviso in settori verticali delimitati: le palline si accumuleranno sempre per lo più al centro, andando diminuendo progressivamente ai due estremi. Al centro è la norma, ai lati l’eccezione.

• La citazione ‘da vicino nessuno è normale’ viene spesso attribuita a Franco Basaglia, celebre psichiatra italiano padre della Legge 180 che ha portato alla chiusura dei manicomi, ma è invece il verso di una canzone di Caetano Veloso. ‘Da vicino nessuno è lontano’ è invece di Nicola Maria Lanni.

• L’uso di segni grafici a-nomali (lo scevà corto /ə/ al singolare, e lungo /ɜ/ al plurale) sono esperimenti linguistici tesi a scardinare il mito del binarismo di genere e del maschile sovraesteso, dando voce anche ad altre soggettività, normalmente silenziate.

• Le opere in light painting sono tratte da due serie fotografiche (Di Donne e di Dee e Di Uomini e di Dei) ispirate dai libri Le dee dentro la donna e Gli dei dentro gli uomini della psicanalista junghiana Jean S. Bolen.

Carte e stampe fine art della serie Di Uomini e di Dei.

DOVE TROVARE IL GIORNALE

La rivista I FIORI DI OLTRE IL GIARDINO è reperibile a Como, a offerta libera, qui:
• Libreria Plinio il Vecchio
• Libreria del ragioniere Bianchi
• Libreria La Ciurma
• Garabombo
• Gioielleria Aymara
• Il Libraccio
• Trapeiros di Emmaus
Sulla omonima pagina FB tutti gli aggiornamenti sulle occasioni di incontro e presentazione del giornale!

 

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