DI VUOTO, SILENZIO E CANCELLATURE

È uscito il nuovo numero della rivista Oltre il Giardino, frutto dell’immenso lavoro della redazione che si ritrova ogni mercoledì presso il Centro diurno al San Martino a Como, con la convinzione che il benessere mentale passi certamente dalla scrittura e dalla condivisione amicale. Io sono assolutamente d’accordo con loro. Di seguito l’intervento che ho fatto a seguito di un laboratorio filosofico fatto insieme, in stile AITO che ci ha permesso di vivere (e ragionare su) l’attesa. Il giornale si trova a Como e dintorni, a offerta libera!

DA “L’ATTESA”

Forse non sempre ce ne accorgiamo, ma quando scriviamo o parliamo – quando comunichiamo – di fatto più che creare del testo lo andiamo a selezionare, scegliendo parola per parola, all’interno di un bacino (più o meno ampio) più o meno condiviso: la lingua che utilizziamo. Comunicare, quindi, è scegliere: selezionare e scartare… finanche discriminare (dal lat. discrimen «separazione», da discerneĕre, distinguere, separare, fare una differenza).
Forse non ce ne accorgiamo e forse non ci fa impazzire l’idea d’essere discriminanti ma… forse fa la differenza scoprirlo facendo e facendo ‘arte’.
Ché, di solito, riserva piacevoli sorprese.

Ispirandoci al maestro della cancellatura Emilio Isgrò (siciliano, classe 1937), in redazione ci siamo sperimentati e sperimentate con questo strumento* apparentemente semplice e talmente immediato da parere insignificante. E invece… Ecco la prima, folgorante, sorpresa: cancellando ciò che di un testo prestabilito non mi serve, ecco che ciò che resta (ciò che ho scelto, discriminando) balza all’occhio e alla mente: significa. Oscurando, illumino!

L’esercizio è semplice e può essere agito su qualsiasi testo, in tre fasi: (1) individuo almeno tre parole che mi piacciono a una prima, superficiale, lettura; (2) cerco di collegarle in una frase di senso compiuto, rinunciando al superfluo e cercando – nello stesso testo – ciò che mi manca; (3) cancello tutto il resto, tutto ciò che non serve (come lo cancello? A piacere!).

Noi, dato il tema di questo numero della rivista, abbiamo giocato con un testo sull’attesa**.
Come la cancellatura, anche l’attesa richiede un tempo vuoto che si faccia spazio di senso.
Come la cancellatura, anche l’attesa si nutre di silenzio che orienta l’attenzione.

ATTENZIONE COME FORMA DI CURA

«L’attenzione è la forma più rara e più pura della generosità» sostiene la filosofa francese Simone Weil (1909-1943); ed è per questo che esercitarla è un modo di prendersi cura, di sé e di chi ci sta accanto. È la seconda, splendente sorpresa che abbiamo vissuto.

La redazione de I Fiori di Oltre il Giardino è abituata a prestare e prestarsi attenzione. È generosa e sa cos’è la cura.
Per questo è stato bello e (quasi) facile sperimentarsi in questo laboratorio creativo e lasciare emergere – sbocciare! – nuovi e inaspettati pensieri da parole date e date uguali per tutti e tutte. Ed eccola la sorpresa finale: lo scaturire di voci e identità uniche, nonostante tutto.

Nell’attesa di cogliere il senso, quindi, ha senso attendere. Ma…

DAL CAOS ALLA SAGGEZZA

Ma quando il mondo, la politica, i social straparlano senza senso – aspetta! – forse non è più tempo d’aspettare ma di agire, come insegna Toni Morrison (1931-2019), attivista afroamericana, scrittrice e poeta premio Nobel per la letteratura nel 1993:

Questo è proprio il momento in cui artisti e artiste agiscono.
Non c’è tempo per la disperazione, non c’è posto per l’autocommiserazione,
non c’è bisogno di silenzio, non c’è spazio.

Parliamo, scriviamo, discutiamo.
Ecco come le civiltà guariscono.

So che il mondo è ferito e sanguinante,
e sebbene sia importante non ignorarne il dolore,
è anche fondamentale rifiutarsi di soccombere alla sua malevolenza.

Come il fallimento, il caos contiene informazioni
che possono portare alla conoscenza, anche alla saggezza***.
(from “No Place for Self-Pity, No Room for Fear – The Nation, 2015)

Ecco. Al di là di ogni attesa, questo è proprio il momento.
E forse, alla fine, questo è ciò che conta davvero.
Darsi voce, nonostante tutto.
Rompere il silenzio e riempire un vuoto di senso, non per contribuire a un mondo più rumoroso e pieno – anzi! – per una nuova ecologia della comunicazione: più lenta e più gentile quindi più profonda****.

Alle Bonicalzi, filosofa, fotografa e formatrice
Ideatrice e conduttrice del laboratorio Luci e ombre del linguaggio.

EMERGENZE POETICHE

Ecco i testi affiorati dall’esercizio di cancellatura sperimentato insieme quest’estate, suddivisi per parole-chiave o temi che si sono maggiormente imposti alla nostra attenzione e di cui quindi potremo prenderci cura.

Ticchettii
Quando attendiamo qualcosa, il ticchettio del tempo si manifesta nel pensiero, nel silenzio, con pazienza. Paolo
Il ticchettio dell’orologio sfugge all’immobilità dell’attesa. Elena
Sfugge il ticchettio pura tensione, ma arrivi liminale. Patrizia F.
Io rallento il ticchettio che si contrae nell’inquietudine e nella vacuità e affronto le nostre paure. Simone
La nostra inquietudine è come il ticchettio del tempo e ci mostra la nostra finitezza. Agnes

Finitezza e abbracci
L’inquietudine di aspettare la finitezza è stare nel mezzo. Alessandra
La generosità di un abbraccio ci fa tollerare la finitezza liminale dell’adesso pieno di desiderio. Morena
Convivere con le paure enigmatiche. L’abbraccio dà la possibilità dolce e la speranza nella finitezza. Enrica
Un abbraccio può essere dolce, è il presente che è solo un istante, una condizione con speranza e timori. Giada
Desiderio di un abbraccio, speranza di una risposta, pazienza e attesa di qualcosa di bello. Milena

Speranze, desiderî e inquietudini
La convivenza e l’attenzione sono un’apertura di speranza sospesa in una forma di vacuità enigmatica in una sospensione lucida. Donatella
Sospesa ancora l’attenzione nonostante la speranza. Bea
Affrontiamo la dolce generosità interiore, forma attiva di speranza e condizione. Lucia
L’attesa è pazienza, vuoto e speranza. Patrizia A.
Carica di desideri e di generosità, cambio il dubbio in mistero e il ticchettio sospeso si contrae e si fa liminale. Laura
Il desiderio di controllo ci rende fragili. Agnes
La condizione poetica è desiderio di inquietudine. Stefano

Rallentare
[Cogli l’attimo] L’impazienza di un istante che sfugge. Gin
Il passato e il presente e il futuro in un’unica dimensione, nel tempo. Andrea C.
L’impazienza è tensione e mancanza di controllo, incertezza sospesa, tragica attenzione e possibilità di possederle. Elio
Sospesa la realtà come un indefinito restare, una vacuità di attenzione sulle proiezioni di immagini. Andrea P.
L’attesa è carica di futuro. Occorre rallentare mentre cresciamo ciò che ci cambia. L’attesa sospesa tra il presente e il futuro – l’attesa è il presente è solo un istante che sfugge. Ma l’attesa è anche forma attiva di attenzione e vigilanza interiore. Attendere con attenzione può essere la forma più pura della generosità. Una forma di conoscenza che si costruisce nel silenzio. Mario
La condizione umana, fragile ma autentica, sa sostare nel dubbio. Alle

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NOTE AL TESTO
* No, non ci ispiriamo ad altro, se non a uno strumento libero di significazione. La cancellatura (portata alla notorietà dal rigore e dalla carriera di Isgrò) non è che un attrezzo, un utensile, un dispositivo su cui nessun@ ha il copyright. Come sulla sfocatura in fotografia: in quanti e quante utilizzano il fuori fuoco come strumento di significazione, senza che si debba pagar pegno a fantomatici o fantomatiche artefici dell’origine?!
** Non si inorridisca: il testo di base che abbiamo poi cancellato è stato da me co-creato in dialogo filosofico con l’intelligenza artificiale (anch’essa seleziona, ipotizza e discrimina… ma questo è un altro discorso, lo faremo altrove e, per farlo, bisognerà… attendere!).
*** Il testo, visibile nelle cartoline in foto, è stato scelto come slogan della nascente Accademia della cura, un’iniziativa curata da Alle Bonicalzi per l’associazione Amici di Giovanni di Villa Guardia e aperta a tutte e tutti.
4 • Il riferimento è al celebre motto «lentius, profundis, suav**** Il riferimento è al celebre motto «lentius, profundis, suavius» di Alexander Langer (1946-1995), pioniere ecologista e convinto pacifista.

DOVE TROVARE IL GIORNALE

La rivista I FIORI DI OLTRE IL GIARDINO è reperibile a Como, a offerta libera, qui:
• Libreria Plinio il Vecchio
• Libreria del ragioniere Bianchi
• Libreria La Ciurma
• Garabombo
• Gioielleria Aymara
• Il Libraccio
• Trapeiros di Emmaus
Sulla omonima pagina FB tutti gli aggiornamenti sulle occasioni di incontro e presentazione del giornale!

 

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