ALI CHIUSE

Ali chiuse è un racconto del 2024 di Saeeda Salangi, giovanissima esule afghana in Italia dal 2021 con la famiglia. Grazie alla sua partecipazione al mio per-corso  AITO©LAB a Saronno quest’inverno, insieme a Maia Frigerio e Gabriele De Luca (sopra in un momento di backstage del progetto), la storia è stata corredata di una serie fotografica potente. Ecco il frutto del loro lavoro*.

Kabul: è giugno, sono calde giornate estive e si avvicinano gli esami di metà anno, tutte le studentesse sono sfinite, ma allo stesso tempo contente per le vacanze intermedie, ignare di ciò che il futuro riserva loro.
Tutte sono impegnate in classe, chi scherza, chi studia, chi si lamenta dell’arrivo degli esami.
Aro ha 16 anni come le sue compagne, il viso tondo, grandi occhi neri e altezza media. Accoglie sempre i suoi amici con un sorriso bello e gentile, ha sogni ambiziosi che la rendono orgogliosa come un’aquila, ma nonostante il suo orgoglio è amica di tutte le sue compagne di classe.
Aro: «Ragazze!», dice a voce piuttosto alta, in modo che tutte possano sentirla.
Ora la guardano in silenzio con occhi curiosi. Mursal rompe il silenzio e le chiede: «Sì, Aro, vuoi dire qualcosa?»
Come sempre, Aro guarda Mursal con un sorriso dolce e gradevole e dice: «Ehm, volete parlare del futuro e dei vostri sogni oggi? Quali progetti avete per il futuro?»
Tutte le ragazze concordano con una sola voce dicendo: «Sì».
Aro stringe gli occhi, si mette una mano sul mento e chiede: «Da chi dovremmo iniziare? Va bene con Mursal?»
Tutte danno il consenso.
Aro: «Bene, Mursal, quali sogni hai?»
Mursal inizia con un sorriso dicendo: «Ho tanti desideri e sogni, ma non so se riuscirò a realizzarli oppure no. Il mio più grande desiderio è la pace e la tranquillità per la gente del mio paese e desidero essere una ragazza di successo in futuro. Farò del mio meglio per essere una persona utile per la mia famiglia e per il mondo».
Aro guarda Mursal con orgoglio, ed è felice che la sua amica abbia nel cuore gli stessi desideri e le dice: «Realizzeremo sicuramente i nostri sogni».
Aro: «La prossima persona?»
Mariam dice: «Io! – e continua – Il mio sogno è diventare presidente e voglio che siano le donne a ricoprire tutti i ruoli governativi». Tutte ridono e lei dice: «Dovete votare tutte per me, avete capito?»
Tutte ridono e annuiscono.
Tutte esprimono i loro desideri e si divertono ad ascoltare quelli delle altre. Ora è il turno di Aro.
Aro unisce i palmi delle mani e inizia: «Ebbene, anche il mio desiderio più grande è simile al desiderio di Mursal, anch’io desidero la pace come lei. Una pace che non è solo il mio sogno ma il sogno di tutto il nostro popolo, coinvolto nella guerra da più di quarant’anni, una guerra che ha causato la morte di milioni di cittadini, tra cui tanti bambini. Mi danno dolore gli occhi pieni di lacrime degli orfani e l’attesa dei genitori che hanno figli morti in guerra e non riescono a credere che siano morti. Piango a sentire la preoccupazione delle giovani donne angosciate per i loro mariti al fronte. Questa guerra ha lasciato tanti problemi alle generazioni successive, le vittime più grandi sono le donne afghane.In seguito alla guerra e al regime talebano le donne sono state discriminate nel loro diritto all’istruzione, nonostante la presenza delle forze militari di paesi democratici e di decine di altre organizzazioni per i diritti umani. Ma le disuguaglianze di genere e le discriminazioni sociali vanno combattute, non possiamo eliminarle solo desiderando che ciò avvenga. Desidero diventare un’avvocata di successo in modo da poter difendere i diritti di tutte le donne e di tutte le ragazze.»
Tutte rimangono colpite delle parole di Aro e applaudono, incoraggiandola. Non passa un attimo quando suona la campanella della scuola e tutte tornano a casa.
Il tramonto della città di Kabul è molto commovente, il cielo è rosso come un tulipano, guardando il tramonto, Aro sussurra la poesia della poetessa afghana Ayesha Durrani:

Ho visto il crepuscolo come un tulipano, la preghiera della sera in
cielo. Chi ha ucciso il sole, che è pieno di sangue?

شفق را لاله گون دیدم نماز شام در گردون
مگر خورشید را کشتند که دارد دامن پر خون؟

Aro si gode il tramonto recitando la poesia e torna a casa.

Il giorno successivo, come al solito, Aro va a scuola con il sorriso, ma sente un’energia diversa vicino alla scuola, tutte hanno facce preoccupate e occhi pieni di odio; è molto curiosa, ma entra nella sua classe con la calma e il sorriso di sempre, vede le sue compagne come gli altri studenti, sono tutti come nuvole primaverili che possono iniziare a versare acqua sulla terra.
Aro si preoccupa molto e chiede ai suoi compagni di classe: «Cosa è successo, è successo qualcosa che non so?»
Mursal guarda Aro con gli occhi umidi e dice: «I talebani prenderanno il potere del paese, non sai che questa notizia è stata diffusa in tutte le scuole?»
In un momento il mondo crolla addosso ad Aro e lei vede tutti i suoi sogni distrutti. Ma lei vuole incoraggiare i suoi compagni, mantiene il suo sorriso e dice alle ragazze: «Forse questa notizia non è vera ed è una voce e una bugia. Perché siete disperate dopo aver sentito questa falsa voce? Supponiamo che questa notizia sia vera, perché avete davvero un comportamento così poco coraggioso? Dobbiamo essere più forti che mai contro di loro».
Dice tutto nonostante il tumulto nel suo cuore e nella sua mente, perché ha sentito parlare sua madre e i suoi parenti dei Talebani, che odiano le donne e l’umanità tutta. Paura e disperazione la inghiottono, il suo cuore è schiacciato come una foglia secca d’autunno sotto i piedi del mostro del terrore del XXI secolo.
Tutte le compagne di classe rimangono in silenzio, ma le espressioni del loro viso cambiano lentamente, quando Mursal rompe il silenzio e dice sorridendo: «Noi combatteremo contro di loro».
Tutte sorridono e dicono: «Combatteremo».
La giornata scolastica finisce e Aro torna a casa. Assorta nei suoi pensieri, ricorda i suoi sogni e quelli delle compagne. Prega migliaia di volte che quella notizia sia una bugia, perché sa che, se quel che ha sentito diventasse vero, non solo loro non sarebbero più capaci di realizzare i loro sogni, ma neppure di vivere nella libertà. Sospira profondamente e chiude gli occhi.

***

Il giorno successivo, al risveglio, Aro vede i suoi familiari preoccupati, li guarda tutti con molta curiosità, soprattutto osserva profondamente sua madre e chiede: «Cosa è successo, mamma?»
Sua madre, assorta nei propri pensieri, non capisce affatto la domanda della figlia. Aro pensa che sua madre non voglia rispondere, quindi si alza lentamente, va alla porta e dice: «Vado a scuola».
Tutti dicono con un’unica voce: «No, non puoi andare a scuola».
Aro, sorpresa e terrorizzata insieme, chiede solo: «Perché?»
Suo padre ha un volto nervoso e rosso di preoccupazione e tristezza: «Figlia mia, i Talebani hanno preso il controllo del paese e la situazione fuori non è affatto buona. Anche la tua scuola è chiusa».
Aro, dopo aver ascoltato le parole del padre, si inginocchia a terra e comincia a piangere e chiede: «Perché? Perché? Perché succede
questo? Allora tutti i nostri desideri? Che fine faranno? Li porteremo con noi nella tomba?»
Scuole, università, tutti i centri in cui lavorano le donne, anche i saloni di bellezza, sono tutti chiusi, le ragazze e le donne non possono uscire di casa senza il padre o il fratello, non possono lavorare anche se portano il burqa, non possono studiare e neanche indossare i loro vestiti preferiti.
Aro esce di casa per qualche istante per andare a trovare la sua amica Mursal. Aro non riesce a indossare il suo dolce sorriso.
Presa nei suoi pensieri, all’improvviso sente un urlo in strada. Si guarda intorno con preoccupazione e paura e cammina a piccoli e lenti passi. Si trova di fronte una ragazza che viene picchiata dai talebani perché non sta indossando il burqa. Ed è così che ad Aro sale dalla gola un forte «No».

***

Dicendo di no, si sveglia.
Il suo viso è bagnato di lacrime e sudore, sua madre le porta dell’acqua e le chiede: «Che cosa è successo, figlia mia? hai avuto un incubo?»
Aro si rivolga a sua madre: «Mamma, i Talebani non hanno preso il potere del paese, vero? Le scuole sono ancora aperte?»
Sua madre le dice: «Sì, figlia mia, le scuole sono aperte e tu devi andare a scuola domani, quindi cerca di dormire ora».
Aro è ancora turbata per l’incubo, fa un respiro profondo e dice: «Grazie a dio è solo un incubo, non potrei sopportare quel che ho visto se fosse la realtà».
Il giorno dopo Aro si sveglia e si prepara per andare a scuola. Mentre percorre la via alberata, sta ancora pensando al suo incubo della notte precedente. Arriva a scuola e vede le sue compagne, le spunta il suo tenero sorriso e si dice tra sé e sé: «È stato un brutto incubo».
Passano giorni, mesi e anni e quella falsa voce non si avvera.

***

Quel che Aro ha sognato purtroppo è vero: è invece un sogno quella realtà che avrebbe voluto trovare al suo risveglio. Un incubo, dal quale solo per qualcuna è stato possibile fuggire…
Il racconto è tratto dalla realtà e dalla situazione attuale delle ragazze afghane. Anche io sono una ragazza afghana: ho 17 anni e il mio sogno più profondo è che nel mio paese ritorni la pace completa e che l’ombra nera dei Talebani venga rimossa dal cielo. Vorrei che il cielo del mio paese tornasse senza le nuvole della paura e che il sole riscaldasse i cuori di tutti e il vento facesse andare via la paura, la povertà e lo stato di ignoranza in cui vengono ora tenute le donne e le ragazze che continuano ad abitare nella mia meravigliosa terra.
Chi ha ucciso il sole, che è pieno di sangue?

Saeeda Salangi

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Le immagini e il testo di Ali chiuse sono di proprietà di chi ne è artefice.
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CREDITI

Ali chiuse è un racconto del 2024 di Saeeda Salangi, giovanissima esule afghana in Italia, con la famiglia, dal 2021.

La serie fotografica che accompagna il testo è stata ideata, progettata e realizzata da Saeeda Salangi, Gabriele De Luca e Maia Frigerio, studenti delle superiori che hanno partecipato ad AITO©LAB, il laboratorio fotografico collettivo condotto da Alle Bonicalzi – fotografa, filosofa e formatrice – a Saronno, per il progetto Dream Walkers 2025.

Si ringrazia Lara Gavardini e il Teatro Giuditta Pasta di Saronno per l’opportunità.

Si ringraziano I fiori di Oltre il Giardino per l’accoglienza e la condivisione tramite l’ultimo numero della rivista.

Per saperne di più di AITO©LAB 2025 e vedere la genesi della serie fotografica guarda il video QUI.

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