CURIOSITÀ E CURA – poster a Bologna

Sempre molto felice di esporre per le strade di Bologna insieme all3 artist3 eccezionali selezionate da CHEAP. Quest’anno il tema era Conflitto e cura. Dopo aver già esposto nel 2022 e nel 2023, oggi torno con una riflessione giocosa sul tema dell’attenzione e della curiosità. Ne abbiamo parlato anche in chiusura dell’Accademia della cura 2025-26.

CONFLITTO E CURA – CHEAP in via Ducati a Bologna – Foto © Margherita Caprilli

LA CURIOSITÀ COME FORMA DI CURA

Sul mio poster selezionato e affisso per le strade di Bologna campeggia un occhio, simbolo di attenzione e curiosità (e del mio lavoro di fotografa e filosofa, infatti somiglia anche al mio logo!), con la scritta CURIOSITY – IS TAKING CARE OF A SPOT OF THE WORLD (Curiosità è prendersi cura di un pezzo di mondo).

Non ricordo dove incappai in questa frase o concetto, ma ricordo di averne fatto uno dei pilastri dell’Accademia della cura, progettata e diretta per l’associazione Amici di Giovanni l’anno scorso.

Alla base c’è sicuramente l’idea di Simon Weil per cui «L’attenzione è la forma più rara e più pura della generosità», laddove – per me – non c’è attenzione senza curiosità che, sola, ti permette di andare a guardare, a sua volta conditio sine qua non per vedere! Il che richiede tempo dedicato, quindi sottratto ad altro (compreso il profitto): tempo gratuito e donato. Con generosità. Che è cura.

CONFLITTO E CURA – CHEAP in via Ducati a Bologna – Foto © Margherita Caprilli

GUARDARE PER VEDERE

Sembra scontato, ma non lo è.
In fotografia l’atto del guardare è una sorta di dichiarazione metodologica, ma anche una postura etica.
Non ha (o non dovrebbe avere) a che fare con lo spiare, né con il sorprendere il soggetto a sua insaputa (mannaggia all’idea ‘predatoria’ della foto presa senza farsi accorgere: le fotografie non si prendono, si fanno! Possibilmente con-laborando.).

Viviamo un tempo contradditorio: da un lato chiunque ha a disposizione una fotocamera [integrata nello smatphone] e, complessivamente, produciamo non solo il maggior numero di immagini della storia dell’umanità, ma un numero strabiliante (61,400 al secondo!), con conseguente decisivo aumento delle competenze al riguardo; dall’altro, però, tali competenze sono soprattutto tecnico-persuasive e non altrettanto potentemente culturali, progettuali e, quindi, anche etiche.
Anzi, immersi/e e sommersi/e sotto miliardi di immagini al giorno, stiamo perdendo di vista l’importante: ogni fotografia non è solo un pezzo di mondo ma un discorso sul mondo… ma se non abbiamo nulla da dire o se non stiamo ad ascoltare [o decodificare] ciò che viene detto, diventa un furioso dialogo tra sordi/e, come direbbe Fontcuberta. Un labirinto per ciechi/e.

VEDERSI NEGLI OCCHI ALTRUI

Sembra scontato e un po’ lo è.
Il termine stesso pupilla si riferisce alla piccola immagine di noi (come bambolina o pupa) che si riflette negli occhi di chi ci guarda, quindi – sì – il guardare qualcun@ negli occhi comporta sempre anche guardare sé stessi/e.

Eppure c’è di più.
In filosofia ce lo insegna l’approccio fenomenologico ma anche tanta teoria femminista: io sono nella relazione.
La nostra identità (e non solo) si fonda cioè nell’accoglienza e nel riconoscimento di chi ci sta intorno e che ci rimanda conferma del nostro esistere. Il vedere, dunque, si fa riconoscimento e validazione reciproca, quindi cura.
Anzitutto della relazione.

Lavorando tanto con le e gli adolescenti (sia con i laboratori nelle scuole sia con i set associativi, ma soprattutto nei miei progetti personali come inVISIBILI o Il velo di Maya, nonché in lavori commissionati come l’ultimissimo Ritratto di Famiglie) mi sono accorta di quanto sia profondamente essenziale l’essere vist3 per chi si è. Al punta tale che la definizione stessa di cosa sia famiglia diventa proprio questa: lo spazio e il tempo del riconoscimento.

LA CALL DI CHEAP:
CONFLITTO E CURA

Conflitto e cura: non come dicotomia, ma come gesto circolare. È da questo equilibrio instabile che leggiamo il presente.

La cura non è pacificazione: è il primo atto di conflitto contro lo stato delle cose.

È sottrazione alla norma, rinegoziazione del possibile, condizione dell’immaginazione radicale. È metodo, non ornamento. Processo, non oggetto.

La pratica curatoriale nello spazio pubblico è sempre una pratica in conflitto con l’ordine simbolico vigente. Ed è una pratica di cura quando rende visibili narrazioni bandite, marginalizzate, espulse.

Un sabotaggio capace di produrre cortocircuiti positivi.

Dai moti indigeni del Brasile alle esperienze NO TAV in Italia, nelle lotte per la terra contro la devastazione ambientale.
Nelle pratiche femministe che mettono al centro le relazioni e le vite.

Nei consultori autogestiti, nei centri antiviolenza, negli spazi transfemministi, nelle reti informali.

La cura è un attentato al patriarcato.

È il ticchettio che segna il tempo rimasto a un sistema di potere che crollerà — sí, se va a caer.

Quando saliamo su una barricata.
Quando attraversiamo un corteo.
Quando prendiamo parola in pubblico.
Quando rispondiamo al telefono di un centro antiviolenza.
Quando occupiamo uno spazio.
Quando aspettiamo la polizia alle sei del mattino per impedire uno sfratto.
Quando blocchiamo i treni.
Quando difendiamo un liquidambar centenario.
Quando affiggiamo di notte, perché anche i muri sappiano che le città non sono in vendita.

Non lo facciamo solo contro qualcosa, ma anche per qualcun*.

Contro una società petrosessorazziale, per una liberazione intersezionale.
Contro i sovrani, per la sovranità dei popoli.
Contro le guerre, per riconoscerci nelle lotte.
Contro la morte, perché rivendichiamo la vita.

Consegniamo tutto questo — conflitto e cura — alla call for artists CHEAP 2026.
A chi trasformerà queste tensioni in manifesti per lo spazio pubblico: da sol*, collettivamente, con visione. Prefigurando futuri, guardando al passato, aggrappat* al presente.Con ironia o per contrasto.Con fastidio e massimalismo. In fuga dal giardino del bene e del male. A mente fredda o in fiamme. In equilibrio precario, all’apice della tensione.

Senza mezze misure.
In conflitto.
con cura.

Si ringrazia CHEAP e, in particolare, Margherita Caprilli per le foto d’apertura e dell’affissione in strada a Bologna (via Antonio Cavalieri Ducati). Altre opere di eccezionali artist3 sono esposti in altre vie di Bologna: consiglio una visita!

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