A MODO MIO – LABORATORIO DI FOTO E GIORNALISMO PARTECIPATO

Tra ottobre 2023 e aprile 2024 ho avuto l’opportunità di condurre oltre 20 appuntamenti con le e gli adolescenti splendenti del L@bYoung dell’associazione Diversamente Genitori. Con loro ho potuto sperimentare nuovi set fotografici ma anche pubblicare alcuni pensieri sulla rivista Oltre il Giardino, grazie a preziosi incontri con la redazione.

A MODO MIO, AL TUO SERVIZIO

Non me lo ricordavo, ma la prima pagina del mio sito si chiude proprio con queste parole che, a ben vedere, riassumono perfettamente il senso profondo del mio lavoro: fare foto alle persone. Che è, ad un tempo, creazione e cura.

E lo è, a maggior ragione, quando si ha a che fare con l’adolescenza.
Ancor di più quando questa ha a che fare con l’inaccessibilità a ciò che la maggior parte di noi chiama ‘normalità’.

Le immagini e le parole accolte in queste pagine sono frutto del lavoro dei ragazzi e delle ragazze del L@bYoung – il laboratorio inclusivo dell’associazione Diversamente Genitori di Villa Guardia (gratuito, aperto a tutti e tutte, dai 12 ai 19 anni).
In particolare sono il frutto del per-corso fotografico (AITO) fatto insieme a me quest’anno in cui, tra mille colori e molte sperimentazioni, abbiamo provato a dire la nostra sullo stare insieme nella diversità e anche, talvolta, nella difficoltà. E sul metterci non solo la faccia, ma il proprio sguardo!

Abbiamo cioè provato a dire la nostra, attraverso linguaggi… altri.
Tra questi la Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), il linguaggio ampio e la fotografia.

La CAA è un sistema grafico-testuale che potenzia il linguaggio verbale, rivelandosi di supporto in diverse circostanze sia per persone con disabilità, neurodivergenze o malattie rare che interessano l’area del linguaggio sia per un primo approccio all’italiano da parte di chi proviene da un’altra area linguistica. Prevede l’accoppiamento di parole e simboli autoesplicativi.

Il linguaggio ampio è invece un ambito sperimentale della lingua che allena nuove modalità d’uso in funzione delle esigenze di chi parla, soprattutto in direzione dell’accoglienza delle differenze, della lotta alle discriminazioni e del diritto identitario. Rientrano qui gli esperimenti grafici quali l’uso dello scevà (ə/ɜ), ma anche tutte quelle strategie volte a fare emergere il femminile, le identità non binarie, le minoranze razializzate e le persone con disabilità quali voci presenti e degne al pari di quella, unica, dominante.

Anche la fotografia è davvero un linguaggio: con una sua grammatica e una sintassi possibile. Imparare a maneggiarne le componenti aiuta a dare corpo e luce a idee, pensieri e progetti. Imparare a ‘scrivere con la luce’ (questo il significato letterale della parola foto-grafia) aiuta a darsi voce. In maniera nuova.

Scegliere la luce adatta (quanta ne serve, di che tipo, da che angolatura proviene) e capire come funziona (rimbalza!) significa già essere a buon punto.
Ma poi bisogna decidere anche l’inquadratura (orizzontale o verticale?), l’ottica (teleobiettivo o grandangolo?), il posizionamento del soggetto rispetto allo sfondo, le caratteristiche di quest’ultimo, nonché i sentimenti o le emozioni in gioco. Per giungere infine alla resa dei conti: quale tempo e quale diaframma (e quindi ISO) scegliere? Voglio la foto di un soggetto immobile o mosso? E quanta profondità di campo voglio o posso concedermi?

Eccola la grammatica fotografica: scelte minuziose – più o meno consapevoli – che stanno dietro a ogni click. Se non scegliamo noi, sceglie la fotocamera o il caso.
Noi, in queste immagini, abbiamo voluto scegliere tutto.

Don’t take picture, make photograph! Si dice in inglese…
Dove l’accento sta sulla differenza tra i due verbi: non ‘prendere’ ma ‘fare, costruire’.
Il che genera una trasformazione ontologica: quella che era solo un’immagine casuale (picture) si transustanzia in vera e propria fotografia.

Miracolo!
Dal caos, l’ordine… il cosmo.
Attraverso i tuoi occhi.

A modo tuo, tramite la fotografia, puoi generare un mondo.
Di significati.

Ecco allora il bello di fare fotografia e di farla insieme.
Mettersi al servizio di una narrazione nuova, potenzialmente rivoluzionaria.
Come lo è la CAA per chi se ne giova.
Come può esserlo il linguaggio ampio, per chi ha voglia e coraggio di sperimentare!

Lo scopo?
Mettere a tal punto alla prova il concetto di ‘normalità’ da farlo esplodere in mille pezzi.
Affinché resti solo (solo?!) la bellezza dell’unicità di ciascunə di noi.

A modo proprio, al servizio di tuttɜ.

CLICCA QUI per leggere i nostri testi pubblicati sul numero 29 di Oltre il giardino, dal titolo MY WAY (cioè, appunto: a modo mio!).

Nessun Commento

Commenta l'articolo: