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IN DUE

Se fossimo isole, se vivessimo soli su un pianeta deserto, al di là della tristezza e del silenzio assordante, avremmo un problema.
Non potremmo dire ‘io’.

Non potremmo sapere di essere davvero, perché non saremmo per nessuno.

Non potremmo credere di esistere davvero, perché non potremmo riconoscerci in nessun altro.

Non potremmo dire di esserci davvero, perché non si dà un ‘io’ senza che ci sia un ‘tu’.

 

Perché è negli occhi dell’altro che io riconosco me stesso.

E se lo sguardo che mi riconosce è amorevole, è ancora meglio.

 

Due, perciò,
è meglio di uno?

In questo caso, sì.