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Alfio
ecco il mio lavoro. Ho deciso di fare una cover di una foto di Vivian Maier del 1956. L'ho trovata cercando su Pinterest e mi ha colpito l'apparente semplicità della foto che però nascondeva una difficoltà nell'esecuzione e una complessità che non sono però riuscito a comprendere , ma tuttavia mi ha "preso". (per tua semplicità ti allego la foto che ho voluto riprodurre)

Ho cercato di riprodurre la stessa intensità (pur mantenendo la mia visione della foto) lavorando con il materiale a mia disposizione.

Dati EXIF:
Modello: Nikkon D3000
Lunghezza Focale: 24
Luce: Naturale
Diaframma: F 5,6
ISO: 200

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Arianna
TITOLO: TRIP
DATI EXIF:
Nikon D3100
48 mm (18-55)
Priorità diaframma
Luce artificiale dal basso
f 5.6
1/20 sec
ISO 100
 
Come prevedibile, sono rimasta folgorata da Chema Madoz, e ho scelto questo autore per la mia cover. Ho scelto questa foto in particolare perché riesce a generare stupore da un oggetto semplice e banale (il bello si nasconde nelle cose semplici). L’oggetto in sé mi permetteva poi di cimentarmi con un problema già incontrato (e non risolto) in passato: il dannato riflesso.
Ho lavorato così: inizialmente ho posizionato il set all’esterno, luce naturale non diretta in una giornata di cielo sereno (quindi luce forte). Pensavo che questa luce potesse darmi la luminosità che vedevo nell’originale. Mi sono anche detta che avrei inserito una vignettatura in post, per dare l’effetto più scuro verso i bordi esterni. Ho creato degli appoggi di due altezze diverse su cui ho posizionato il bicchiere appoggiato a una base bianca di compensato, riempito d’acqua per metà cercando di pulire bene gli eventuali schizzi sul vetro, ho fotografato il tutto tenendo la fotocamera parallela al piano di compensato, la gravità avrebbe fatto il resto.
Inutile dire che non è venuto nulla di quanto sperato: il vetro faceva degli orribili riflessi nei quali si intravedeva abbastanza chiaramente tutto ciò che c’era l’ intorno, i colori erano pessimi, la base di compensato era opaca e non lasciava intravedere per niente il riflesso della parte bassa del bicchiere. Un disastro.
Ho spostato il set all’interno, riallestito il tutto, questa volta la luce era da una finestra, orario tramonto. Ancora uno schifo. Ho tirato tende, steso coperte, illuminato con torce. Niente.
Poi ho capito (complice un utilissimo blog): luce da sotto, tutto il resto in ombra. Sostituisco il compensato con una lastra di plexiglass lucido, sotto al quale appoggio un cartoncino bianco. Posiziono una lampada sotto e scatto: niente riflessi e un bell’effetto vignettato (maddai!!!)
Finalmente ci siamo. Osservo le ombre e i giochi di luce, sposto il bicchiere fino ad ottenere che il cerchio d’acqua sia più scuro. Capisco che se voglio ottenere lo stesso effetto “pulito” dell’originale, devo stare super attenta alle linee. Il bicchiere deve essere perfettamente verticale, il piano deve essere ortogonale e sul terzo basso. Scatto un bel po’ di varianti, fino ad ottenere un risultato soddisfacente. A questo punto non mi resta che trasformare il tutto nella “mia” versione: aggiungo la barchetta di carta (non poteva stare a lungo in acqua, quindi ho dovuto fare tutte le prove prima di inserirla). Scatto (più di una volta!)
 
Fare questa foto è stato più difficile del previsto!!! Oltretutto rimangono alcune imprecisioni che non sono riuscita a risolvere (la luce un po’ troppo scura, alcuni riflessini nel fondo del bicchiere e sul bordo superiore, il fatto che non mi sembra ancora perfettamente dritta!!!) ma sono molto contenta del lavoro di “ricerca” che sono stata costretta a fare!
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Cecilia
Titolo: AUTORITRATTO
FUJIFILM FINEPIX HS50EXR
in auto

Dati Exif:
mm7,3
f 3,2
t 1/58
ISO 100

Mi ha incuriosito la storia di Vivian Maier, bambinaia, " street photography ". Mi piacciono le sue fotografie e mi ha molto colpito il fatto che non abbia mai fatto conoscere il suo lavoro. Le persone delle sue immagini non sorridono quasi mai, hanno un' espressione indecifrabile. Anche lei, nei suoi autoritratti , non sorride e ha un che di enigmatico, impenetrabile. Per il compito ho scelto un autoritratto nel quale è china sulla macchina fotografica, concentrata, con un'espressione meno impenetrabile. Per me non è stato per niente facile scattare la mia versione. Ho tenuto come riferimento le foglie sullo sfondo, la macchina fotografica sulla quale è concentrato il mio sguardo, la luce alle spalle.
Ho modificato la foto tagliando la parte sinistra ed ho usato il filtro mono. Le lenti dei miei occhiali sono fotocromatici e sono di due tonalità diverse.
Forse non si direbbe, ma ho sperimentato molto.Come è difficile fotografare davanti usando uno  specchio!
La foto di Vivian Maier è AUTORITRATTO-giugno-1953.
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Gennj
The Superjumper
DATI EXIF:
FOTOCAMERA CANON EOS 1300D
scattata di giorno luce naturale all'ombra della casa.
priorità diaframma resto automatico
 f/8; 1/40sec; ISO-250; distanza focale22mm.
Non ho una vera e propria foto preferita... così ho guardato un po' di foto famose partendo dagli spunti dell'altra volta. Le foto di van Holleben mi hanno colpito per la loro originalità e mi hanno fatto venire in mente molti modi per riprodurle,soprattutto avendo per casa i soggetti principali, bambini!
La foto che ho cercato di riprodurre è quella dei bambini che saltano... non ho capito quale sia il titolo...
La foto che ho scattato è simpatica ma non sono contenta del risultato tecnico... i visi non sono bene a fuoco (1/40 su una scala traballante) e avrei dovuto riprenderli da una prospettiva più verticale.

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Joachim
black (and brown) is beautifull

cover di „Miles Davis“ (1985) di Anton Corbijn (NL, *1955)

Canon EOS 600D – Canon EF-S 18-55mm
Foto b/n – 42mm – f 5 – 1/10 sec – ISO 1600 – flash incorporato della macchina, schermo bianco trasparente per ammorbidire

Miles Davis, come uno dei più importanti e influenti musicisti jazz di sempre, non ha bisogno di altro per essere interessante per fotografi. La suo fisionomia facciale è cpmunque particolare. Purtroppo non so ancora molto della sua biografia e in particolare del suo carattere, ma certo sembra incline ad una certa misteriosità, che si potrebbe ritrovare anche nel suo suono.

Nella foto di Corbijn vedo, a parte la misteriosità (le mani) anche una certa rabbia (occhi). Interpretando molto liberamente, forse lo sguardo esprime la resistenza e il superamento di tutte le difficoltà derivanti dai pregiudizi razziali, che fino ad oggi sono presenti nei confronti di persone di colore, anche quando sono grandissimi artisti, portatori di bellezza.

Da li il nesso a rifare la foto con il soggetto Rohith: il bambino, che più di rabbia esprime tenera infantilità, piegandosi il naso. Lui merità di essere riportato come un musicista nero, che per il colore della sua pelle forse non vale di più i altri, ma di sicuro non ne vale meno meno. Così Rohith, che certe volte vorrebbe avere il nostro europeo colore della pelle. Lui è bello così, marrone, come Miles.

Per ottenere l'effetto di bianco sulla pelle nera ho innanzitutto trattato il viso di Rohith con crema idratante (abbondantemente); poi, nello sviluppo in bn, ho cercato di aumentare il contrasto tra nero e bianco. L'istogramma mi dice che ci sono alcuni punti completamente neri, che mi sembra accettabile, visto che la foto originale ha pure del nero assoluto. Ho scelto l'iso 1600 per avere un po' di rumore in più; in post ho aumentato i grani della carta bn al massimo.

Il flash – forse nella foto originale c'è una finestra illuminata alle spalle del fotografo (ingrandendo gli occhi di Miles si vede un rettangolo grande rettangolare e una sagoma nera da testa) – ho ammorbidito con carta trasparente da forno in una cornice di carta: i puntini bianchi negli occhi di Rohith sono tuttavia abbastanza piccoli e rotondi. Necessita del materiale più professionale.

Visto che il soggetto dorme già non posso rifare la foto: solo ora noto che Miles deve aver appoggiato la testa sulle mani, a loro volta appoggiati su un tavolo: il collo è quasi all'altezza delle spalle; Rohith invece era diritto in piedi.

Sono abbastanza soddisfatto, anche se la somiglianza cromatica all'originale nasce tutta in post produzione.

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Nevio
bello il compito da realizzare. 
Ho scelto la fotografia simbolo della guerra del Vietnam scattata da Nick Ut nel 8 giugno 1972.   
Un pugno nello stomaco anche dopo anni.

macchina  canon eos 40d
lungh. focale   28
luce naturale   nuvoloso
f.         8.0
t.     1/500
iso     400
scattata a colori e modificata in bianco e nero modificando un poco la tonalità scurendola. 

foto scattata fuori dalla ditta dove lo staff femminile dell'ufficio ha prestato tutto il loro fascino per aiutarmi nell'impresa
come si vede non sono entrate nella parte dalla porta principale ma hanno preferito una di servizio.
si noti il terrore nel loro viso, gli occhi sbarrati, la corsa senza una meta...
amen    
licenziate in tronco  

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Serena
Attraverso 
Dati exif: Priorità di tempo, 1/80, ISO 100, f 4,5

Per realizzare questa foto mi sono ispirata ad uno scatto di Vivian Maier, nel quale ritrae una bambina. Ho scelto questa foto perchè, oltre ad essere per me di grande impatto, racconta in parte della vita della stessa fotografa, che faceva, appunto, la bambinaia.

Nella foto che ho realizzato non ho cambiato ne' il soggetto, che rimane infatti sempre una bambina, ne' il luogo della fotografia originale; l'unica cosa che ho cambiato è la mano appoggiata al finestrino. 
Potrebbe essere considerata una rivisitazione perchè nella foto della Maier si nota molta sofferenza nel volto della bambina, mentre io non ho voluto trasmettere questo sentimento, ma semplicemente fotografare una bambina che guarda aldilà della macchina, all'esterno, con curiosità.

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Silvia
The Ladybugs in Tortona Street -sottotitolo Come Togethet

Fujifilm 
f/5.6
1/400 sec. ISO-100

ho approfittato di un momento di tregua di pioggia per convincere le mie colleghe a prestarsi; ho cercato una strada non troppo trafficata e con alberi ai lati, per ricordare la foto originale a cui mi sono ispirata.

ho cercato di tenere un'inquadratura centrale e simmetrica, mantenendo tutte e 4 le ragazze sulle strisce pedonali.
ho fatto camminare in senso opposto alla foto originale, il sottotitolo si ispira a uno dei brani contenuti nell'album dei Beatles a cui la foto originale fa da copertina
mi sarebbe piaciuto osare di più, ma ho avuto davvero pochissimo tempo e devo ancora studiare!

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Tobia
mi sono riguardato un sacco Chema Madoz e mi sono mezzo innamorato....ho riprodotto una sua foto che mi ha colpito molto (un cucchiaio che "appassisce" in assenza di acqua)...le sue foto non hanno un grande percorso fotografico sono infatti lavori molto semplici di cui a me colpiscono le idee favolose che lui applica nelle immagini.
nella mia cover ho usato una forchetta con le punte verso l'alto (il cucchiaio era capovolto nell'altro modo) perché secondo me è più facile associarle a un fiore/pianta

le foto le ho scattate con un cellulare perché non sono riuscito a prendere la macchina....
1) 1/30 sec.  f/2,2   3,3mm  ISO160
2)1/20 sec.   f/2,2   3,3mm  ISO125
3)come la 2