Noi siamo l’equipaggio di terra: Como per il popolo palestinese

Tra fine agosto e ottobre 2025 anche a Como si sono svolte numerose manifestazioni a favore del popolo palestinese vittima di genocidio da parte dell’esercito e del governo israeliano. In piazza e per le strade, tra cortei e presidî, centiania di persone si sono mosse perfino nel sonnolento e miope capoluogo lombardo. Ecco alcune immagini di tale impegno civico.

CON LA GLOBAL SUMUD FLOTTILLA

Un grande slancio è nato certamente dal sostegno all’impresa umanitaria della Global Sumud Flottilla, salpata da Genova a fine agosto. Dalle sponde del Mediterraneo alle sponde del Lario, si è alzata una sola voce: stop genocidio! Palestina libera.

L’intero reportage è su ecoinformazioni.

L’ITALIA RIPUDIA LA GUERRA

Io faccio parte della rete INTRECCIAT3, transfemminista, antifascista e non violenta.
Tra noi anche le Donne in Nero che da molti (troppi) anni ci insegnano a contrastare la violenza, la guerra e la prevaricazione attraverso una postura precisa: in silenzio, insieme, in nero.

Donne in Nero è una rete mondiale di donne impegnate per la pace e la giustizia e attivamente contrarie all’ingiustizia, alla guerra, al militarismo e ad altre forme di violenza. Come donne che vivono queste esperienze in modi diversi in diverse regioni del mondo, sosteniamo i movimenti delle altre. Un obiettivo importante è sfidare le politiche militariste dei nostri governi. Non siamo un’organizzazione, ma un mezzo di comunicazione e una formula per l’azione. dal sito ufficiale

Non è sempre facile adottare questa postura e, per alcun3 di noi, non è neppure l’unica o quella adatta ora.
Tuttavia l’insegnamento di queste amiche attiviste è per me preziosissimo.

L’intero reportage è su ecoinformazioni.

LA COLPA DEI PALESTINESI È (R)ESISTERE

Via via che si susseguivano gli incontri di piazza, ci si è resi e rese conto che – purtroppo – le persone coinvolte erano un po’ sempre le stesse. Una differenza, però, andava delineandosi: per una volta, perfino a Como, si stava riuscendo a manifestare insieme! Dismesse le bandiere partigiane o partitiche, s’è cominciato a sventolare solo quella di un popolo la cui colpa è esistere.

Ed è (anche) per queste che a Gaza non è in corso una guerra (ora risolta?!), bensì un genocidio:

Il termine legale genocidio si riferisce ad atti commessi con l’intento di eliminare, in tutto o in parte, un’intera popolazione, oppure singoli gruppi etnici, razziali o religiosi. Il genocidio è un crimine internazionale, come stabilito dalla Convenzione per la Prevenzione e la Repressione del Delitto di Genocidio (1948). Gli atti che costituiscono un genocidio rientrano in cinque categorie:

  • Uccidere i membri del gruppo in questione.
  • Causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo in questione.
  • Infliggere deliberatamente al gruppo in questione condizioni di vita tali da provocare la distruzione fisica di parte o dell’intero gruppo.
  • Imporre misure volte a prevenire le nascite all’interno del gruppo in questione.
  • Trasferimento forzato di bambini del gruppo in questione ad un altro gruppo.

UN MOVIMENTO DAL BASSO

A furia di scendere per le strade, ho cominciato a cercare anche immagini differenti.
In fondo la sfida del reportage fotografico è proprio questa: non tanto o non solo ‘portare a casa la foto’ (ché, oggi, lo fanno un po’ tutti e tutte, con cellulari e altro… spesso, purtroppo, immagini davvero brutte, sciatte, banali); bensì costruire un’immagine che racconti qualcosa, che prenda posizione, che sollevi domande o proponga ipotesi.

La fotografia non è mai pura registrazione del reale. Certo necessita la realtà, ma poi è comunque (e per fortuna) un discorso sulla realtà. Il dilettante si illude che basti ‘sparare e pregare‘ (orribile metafora bellico-predatoria per altro) per imbroccare uno scatto, ma quello non è fare fotografia (make photographs) bensì solo prendere immagini (take pictures). La e il professionista sa, invece, che è necessario mettersi in gioco di persona, assumere un punto di vista e, quindi, una responsabilità su ciò che si riprende e, quindi, sul come e sul perché.

Alle Bonicalzi, fotografa, filosofa e attivista

Il reportage completo è su ecoinformazioni.

Immagine ispirata al Funerale dell’anarchico Galli, di Carlo Carrà (1911)

 

Fare fotografia è il mio modo di testimoniare uno sguardo diverso sul mondo.
Uno sguardo disarmato e disarmante.
È necessario decostruire i linguaggi che usiamo (verbali e visivi, ma anche gestuali), per imparare a scegliere codici di pace, ossia di giustizia.
Passare dallo shootingal dare e darsi alla luce è per me la strada per cambiare il mondo.

Alle Bonicalzi, fotografa, filosofa e attivista

PER-CORSI E LABORATORI

Se desideri approfondire il discorso sulla fotografia come linguaggio e sulla possibilità di decostruirlo in funzione di una postura etica dello stare nel mondo, contattami o sfoglia questo blog.

Tra le mie proposte:

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I per-corsi creativi ideati da Alle Bonicalzi – filosofa, fotografa e formatrice – uniscono la pratica fotografica del ritratto (e dell’autoritratto) alla messa in gioco creativa (tra scrittura, teatro, collage e non solo) e alla pratica del dialogo filosofico. Sono adatti a tutti e tutte, a partire dai 6 anni. Sono accoglienti delle differenze, laici, apartitici, antifascisti. Come dovrebbe essere il mondo intero.

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• Speciale San Valentino – laboratori creativi di coppia (tutto l’anno).
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